Daria

La vita qui in Danimarca è completamente diversa da quello che mi aspettavo

 Mi aspettavo un paese civile, pulito e organizzato ed è quello che ho trovato, ma ho trovato anche persone fantastiche. Il popolo danese è talmente diverso da quello italiano che molte volte stento a credere che viviamo a così poca distanza. Le differenze sono abissali, a partire dal cibo. Qui la pasta viene servita bianca e poi viene buttato il condimento addosso o semplicemente mettono il ketchup sul piatto e ci buttano sopra la pasta. Lo spuntino di un adolescente danese non sarà mai il “panino con la Nutella”, ma una confezione di carote e cetrioli crudi.

E se proprio vogliamo fare i trasgressivi, sarà il rugbrød con burro e cioccolato (non sei danese se non mangi il rugbrød). La cena è il pasto più importante della giornata, perché è l’unico che passerai con la tua famiglia. Solitamente si svolge alle sei del pomeriggio (cosa a cui mi sto abituando solo dopo 52 giorni) ed è anche il pasto più sostanzioso. Finito ogni pasto, non importa con chi si è, si ringrazia per la cena con una semplice frase che loro adorano “tak for mad” e ognuno prende il suo piatto e lo porta in cucina. Questa è un’altra cosa che amo di questo paese, il fatto che ti viene insegnato a lavorare in gruppo, a collaborare e ad aiutare. Ma anche qui non è tutto perfetto, le persone all’inizio sono chiuse e riservate, e più ti sposti al nord più noti questa chiusura. Io, personalmente, abitando al centro dello Jutland mi ritengo fortunata. Le persone, già abbastanza fredde per cultura, si ritengono molto più amichevoli della parte più a nord del paese. Fare amicizia, dunque, non è semplice come mi immaginavo, ci vuole tempo, ma quando trovi un amico danese trovi un vero amico. Sono partita dall’Italia con aspettative piuttosto alte riguardo alla famiglia, questo perché mi è stata assegnata a Marzo e (anche se non del tutto) ho avuto il tempo di conoscerli e parlare molto con loro ancora prima di incontrarli. 

Non è mai una buona cosa il fatto di partire con alte aspettative, ma per mia fortuna, sono state superate. La famiglia è una parte fondamentale di questa esperienza e io ho avuto la fortuna di essere assegnata ad una famiglia fantastica. Fin dal secondo giorno mi hanno fatta sentire a casa. Non è mancato l’imbarazzo della prima settimana, ma dopo quella mi sono subito integrata. Ora scherziamo (hanno un fantastico senso dell’umorismo), parliamo di tutto e passiamo molto tempo insieme. I fratelli sono stupendi, mi trattano come se mi conoscessero da sempre, mi abbracciano e mi dimostrano tanto affetto. Non potrei immaginare la mia esperienza all’estero con una famiglia diversa. Anche la scuola è completamente diversa. In questo periodo sto seguendo un corso di danese dal lunedì al giovedì, dalle otto e un quarto alle undici. Per questo motivo, arrivo a scuola per seguire solo l’ultima o le ultime due lezioni. Il corso di danese è molto utile, grazie a questo sto imparando cose che mi sarebbe venuto difficile imparare da sola. A scuola, ovvero al Gymnasium, usiamo solo i computer, per tutto. Le lezioni, gli orari, i compiti sono tutti pubblicati sul sito (di cui c’è anche la app) che ti consente di vedere tutto il programma e i compiti per la settimana. Anche a scuola si lavora poco singolarmente e molto in gruppo, il che mi piace molto! Insomma, in questi primi 52 giorni ho avuto modo di conoscere la cultura di questo paese fantastico e ho anche avuto modo di partecipare a feste e lavori di gruppo con la classe. Non vedo l’ora di vedere cosa succederà nei prossimi mesi e di imparare bene la lingua che per ora riesco a capire solo di rado. Ho solo paura che questo anno passi troppo in fretta, spero non accada.